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COSMO-ART:CONTINUITA' E DISCONTINUITA' NELLA CREAZIONE DELLA BELLEZZA

di Antonio Rizzo , antropologo-psicologo-psicoterapeuta e
M. Grazia De Donatis, antropologa-formatrice-pedagogista

La Cosmo-art è una forma d'arte e un movimento artistico, concepita dal pensiero e dalla ricerca di un maestro del nostro tempo, Antonio Mercurio, che ne ha sperimentato le possibilità e gli esiti a partire dalla propria esistenza, insieme a quanti ne hanno accettato la proposta.

1. La nascita della Cosmo-art
In quanto forma d'arte, la Cosmo-art condivide con le altre forme d'arte alcuni elementi in comune.
Innanzitutto come ogni altra forma d'arte anche la Cosmo-art ha l'obiettivo di trasformare, o di creare, partendo da una materia dotata di una sua propria essenza ed esistenza. Nella scultura, ad esempio, l'artista trasforma l'essenza e l'esistenza di un blocco di marmo in un'immagine. Una volta creata l'immagine, il blocco di marmo non sarà più una pietra tra le altre, essendo mutata la sua essenza. Come il David di Michelangelo, sarà qualcosa di assolutamente nuovo nella sua essenza e nella sua esistenza e sarà capace di generare intorno a sé un campo di energia prima inesistente, così la capacità di trasformare essenza ed esistenza della materia è una qualità specifica dell'uomo, qualità che però l'uomo ha appresso dalla Natura. La Vita e l'Universo con pochi elementi chimici hanno creato la varietà di forme che possiamo riconoscere. Tuttavia le forme create dalla Natura, per quanto di bellezza straordinaria possano essere, sono destinate alla morte. Si tratti di una farfalla o di una stella entrambe sono destinate a scomparire.
L'opera d'arte ha invece la capacità di esistere oltre i limiti spazio-temporali dell'artista che l'ha creata. Gli esempi che si potrebbero fare in proposito sono molteplici. Le Piramidi sono un buon esempio, ma anche l'Odissea e Omero, il suo autore. Questa prospettiva e la conseguente tensione sono il sentimento caratteristico di ogni artista: oltrepassare i limiti del ciclo di morte-rinascita.

1.1 Sull'immortalità
Così il desiderio dell'artista è quello di creare un'opera che possa rimanere oltre la propria morte, e rendersi così immortale. Perché ciò possa accadere l'artista deve infondere nella materia della sua opera quel quid che l'artista ha scoperto e poi ha manifestato ed espresso.
Per alcuni è una forma di energia sui generis che l'opera d'arte condensa, per altri è l'anima stessa dell'artista. Ad ogni modo viene percepita nell'opera d'arte una realtà profonda ed essenziale, che chiama in causa chiunque sia coinvolto nel campo di energia dell'opera stessa.
Il desiderio di superare i limiti della propria vita biologica appartiene all'uomo. Tralasciando la soluzione biologica, ossia il perpetuarsi dei geni nelle generazioni future, l'umanità ha scoperto molto presto che questo può avvenire realizzando speciali opere. Le gesta eroiche, la scoperta di verità fondamentali, la fondazione di città e comunità, e altri esempi che si potrebbero fare, sono sistemi escogitati dagli uomini per continuare a vivere oltre i propri limiti biologici.
Al di là delle opere scientifiche, filosofiche o religiose, le opere d'arte hanno oltreché la forza della Verità, della Libertà e dell'Amore, anche e soprattutto quella della Bellezza. Soprattutto quest'ultima distingue l'Opera d'arte da qualsiasi altra forma dell'ingegno umano.
Ciò che differenzia soprattutto le diverse forme d'Arte è la materia che ciascuna di esse tratta: suoni, colori, forme, immagini, movimenti. Tali "materiali" vengono trasformati dall'Artista in vista della creazione di una forma superiore che prima non esisteva.
La propria vita e quella del proprio mondo è la materia della Cosmo-art. Non è un'impresa più difficile di comporre e/o eseguire un'opera di Rachmaninov, o di scolpire immagini come i Bronzi di Riace, di danzare il Lago dei Cigni, o di declamare la Commedia. Ciascuna richiede conoscenza, disciplina, intenzione e azione.
Conoscenza della materia su cui l'artista intende lavorare, che è propria di quella specifica forma d'arte, ma anche conoscenza degli strumenti che intende utilizzare per modificarla.
Disciplina per imparare a padroneggiare gli strumenti dell'arte, la cui acquisizione può richiedere tempi lunghissimi, come sa chiunque abbia frequentato dieci anni di conservatorio.
Intenzione artistica, che differenzia l'artigiano, anch'egli capace di trasformare essenza ed esistenza della materia, dall'artista il cui scopo è appunto quello di "estrarre" dalla materia della sua arte una forma unica e superiore.
Azione che porta l'artista alla creazione di un quantum di bellezza.
Da queste semplici considerazioni sull'arte si possono mettere in evidenza due elementi: il desiderio di vincere la morte e la creazione della bellezza come mezzo per raggiungere tale obiettivo.
Il confronto con la morte, e quindi con il dolore e con il male, è profondamente radicato nella specie umana. Se le religioni nascono ed esistono per dare una risposta al problema della morte e del dolore, le società umane si fondano sulla possibilità di mettere un argine al potenziale distruttivo del male, (tutta la retorica politica contiene implicitamente tale focus). Così l'uomo, non solo, come ogni altra specie, è soggetto alla morte ma sembra manifestare al suo interno una spinta verso il proprio superamento, cioè verso l'immortalità. Mentre l'antropologia si è interessata allo studio storico e culturale della morte e delle sue rappresentazioni, resta ancora da scrivere una storia dell'immortalità e delle strategie immaginate per raggiungerla.
La creazione dell'Opera d'arte sembra dare una risposta al problema della morte, ma in ogni caso deve scontrarsi con un limite apparentemente invalicabile. Anche se l'opera d'arte può superare i limiti della vita individuale dell'artista, essa non può certo superare i limiti dell'universo che, come sostengono le moderne teorie cosmologiche, sarebbe anch'esso destinato alla morte. Venendo a mancare ogni supporto materiale della Bellezza creata, essa svanirebbe con la morte dell'universo.
È possibile allora immaginare una forma di Bellezza capace di superare i limiti dell'Universo fisico, al pari della Bellezza che già sappiamo può superare i limiti della vita individuale dell'Artista?
Intanto Antonio Mercurio ha dato un nome a questa ipotetica forma, chiamandola Bellezza Seconda.

1.2 Sulla Bellezza
Per realizzare il suo progetto di Bellezza la Cosmo-art ha scelto il più prezioso "materiale" presente nell'universo conosciuto: la vita umana e l'universo stesso. (Può sembrare presuntuoso, ma a pensarci bene meno di quanto sarebbe stato per un ghibellino del '200 sperare che i suoi versi sarebbero stati oggetto di Lectures, da Harvard a Yale, in una terra che allora neppure si pensava esistesse, e venduti in uno spazio ancor più "metafisico", da Amazon.com al prezzo di $ 37.38).
Ritornando però alla Bellezza creata dall'arte, occorre fare una precisazione, riguardo il suo rapporto con la vita dell'artista.
La creazione dell'opera d'arte, e la Bellezza che essa rende manifesta, rimane spesso estranea alla vita dell'artista, talora addirittura in opposizione.
Come dire che l'arte non ha in sé il potere di trasformare la vita dell'artista né dei suoi fruitori, ma tutt'al più, per dirla con i versi di Baudelaire, di far "… l'universo meno orribile e/ questi istanti meno gravi…". Vi è in questo genere di poetica l'idea di una Bellezza che sta altrove ed alla quale l'artista può attingere solo sacrificando la sua propria vita.
"Cammini sopra i morti, Beltà, e ti ridi di essi, fra i tuoi/ gioielli l'Orrore non è il meno affascinante e il Delitto,/ che sta fra i tuoi gingilli più cari, sul tuo ventre/ orgoglioso danza amorosamente" .
La "poetica" della Cosmo-art vuole invece che la vita stessa sia trasformata, plasmata dall'artista e capace a sua volta di trasformare l'universo.
Così l'ipotesi e il programma della Cosmo-art è che, se le Bellezza creata nell'arte ha un limite estremo nei limiti dell'Universo, la Bellezza creata trasformando la propria Vita e quella dell'Universo possa superarne i limiti.

2. Il Movimento della Cosmo-art: un patto per la bellezza
Implicitamente o esplicitamente, ogni movimento artistico ha una sua propria visione del mondo e della vita, dell'artista e degli strumenti necessari per la realizzazione dell'opera d'arte. La visione della Cosmo-art è espressa nella "Proposta per un patto cosmoartistico per la Bellezza" , di A. Mercurio.
I punti del patto sono i seguenti:
"Affermo che la Vita è mia Madre e che l'Universo è mio Padre, e che con il loro immenso amore per me posso arrivare a distaccarmi dai miei genitori naturali perdonandoli e amandoli con gratitudine.
Affermo che la Vita è potente ma non è onnipotente né perfetta, e come tale la accetto con tutto il mio cuore e con tutte le mie forze.
Affermo che la Vita e l'Universo sono i creatori di tutto ciò che è vivente e non vivente sulla Terra e nel Cosmo intero.
Affermo che tutto ciò che è vivente e tutto ciò che non è vivente in questo Universo forma un unico e solo organismo vivente, e che ogni essere umano è una componente preziosa di questo unico organismo vivente.
Affermo che la vita umana è in continua evoluzione, così come l'universo di cui è parte, ed essa ha lo scopo essenziale di sviluppare la proprietà emergente di questo universo: la creazione di una forma di vita che sia immortale al di là dello spazio-tempo di questo universo.
Affermo che una vita mortale, com'è quella umana, può arrivare a creare una forma di vita immortale se crea la Bellezza Seconda di cui parla la Cosmo-Art.
Affermo che il desiderio di immortalità che porto in me è il progetto stesso che la Vita porta in sé e che io e la Vita siamo cocreatori per poter realizzare insieme questo progetto.
Sono convinto che il dolore sia una delle forze cosmiche di cui può disporre l'essere umano, oltre alla saggezza e all'arte, per poter creare la bellezza seconda che è frutto della fusione di forze cosmiche e di forze umane.
Sono convinto che il dolore sia come la morte. In natura la morte incontra la vita per creare nuove forme di vita anch'esse mortali, mentre il dolore incontra la vita dell'uomo per indurlo a creare una nuova forma di vita che sia però immortale, realizzando così il desiderio supremo della Vita in questo universo, quello dell'immortalità.
Affermo, con il sommo poeta Omero, che chi opera la fusione tra l'Io e il Tu crea la bellezza della concordia gloriosa. Così ha fatto Ulisse con Penelope.
Affermo che chi opera la fusione tra il proprio Io e il proprio SÉ diventa un tutt'uno con il Cosmo e questo è quello che ha fatto Ulisse (l'Io) che ha sempre ascoltato i consigli della dea Atena (il SÉ).
Affermo che come Ulisse ha vinto i suoi mostri e i suoi veleni così anch'io posso arrivare a vincere i miei mostri interni e i miei veleni e fare della mia vita un'opera d'arte che sia fusione di verità, amore, libertà e bellezza, senza però pretendere che questo avvenga dall'oggi al domani.
Credo che la perfezione morale che è stata proposta dalle grandi religioni sia solo un gradino evolutivo della vita umana e che essa non è fine a se stessa ma è finalizzata all'evoluzione successiva dell'uomo che si trasforma in un artista della sua vita e della vita dell'Universo.
Qualunque vita inizia e finisce ma una vita che crea una forma di vita immortale come la bellezza seconda ha superato ogni inizio e ogni fine e ha trasformato il fluire continuo della vita e della morte in una vita che non finisce mai e non deve più incontrare la morte.
Gli artisti creano opere d'arte che sono immortali entro lo spazio-tempo di questo universo. Essi sono i primi che hanno creato e immesso un'anima immortale dentro un supporto materiale e mortale.
La Cosmo-Art è la continuazione della strada aperta dagli artisti affinché la vita umana possa creare e immettere un'anima immortale dentro la vita di questo universo che è mortale.
I cosmoartisti creano opere d'arte che hanno un'anima che è immortale anche al di là dello spazio-tempo di questo universo, per poter navigare, dopo la morte, da un universo all'altro, all'infinito.
Affermo che se noi della Cosmo-Art ci uniamo in un patto per la Bellezza Seconda creiamo un SÉ Corale che supera l'egoismo di chi cerca soltanto il suo benessere, spirituale o fisico che sia, e che è capace di realizzare un progetto che sia cosmico e non solo individuale.
Affermo pertanto che è l'amicizia il valore da coltivare con lealtà tra noi che aspiriamo a realizzare un progetto cosmico: un'amicizia cosmoartistica da suggellare con questo patto, basata sulla decisione di aiuto reciproco nel lottare contro i nostri veleni e nell'operare le necessarie trasformazioni interiori nella nostra vita quotidiana.
"Oggi è un nuovo giorno e io scelgo l'amore e scelgo la bellezza.
L'amore che è fusione di verità, libertà e forza amorosa.
La bellezza che è fusione di opposti e fusione di dolore, saggezza e arte".
Chi è fedele a questo Patto può trovare la sua pace, la sua gioia e la sua felicità, per oggi, per domani e per sempre.
Forti di queste convinzioni e di queste affermazioni, noi della Cosmo-Art giuriamo di coltivare la fedeltà al Patto per la Bellezza e ogni mattina rinnoviamo, in tutta libertà, l'adesione a questo giuramento"

3. La Cosmo-art e il mito di Ulisse
Antonio Mercurio attraverso il suo libro "Ipotesi su Ulisse" compie un'ipotesi sull'uomo, sul senso della vita e sul senso del dolore e sul significato della ricerca della bellezza che assilla l'uomo, prendendo come base la narrazione epica di Omero.
Mercurio vede nel personaggio di Ulisse un essere umano che attraversa mille patimenti durante i suoi dieci anni di ritorno verso Itaca ma, soprattutto, l'autore incontra Ulisse nel suo mondo interiore e ripercorre con lui i pericoli, i veleni e le lotte che egli deve affrontare per passare da una trasformazione all'altra e conquistarsi la strada per una vera immortalità.
Ulisse sa, scrive Mercurio, che l'immortalità che Circe prima e Calipso dopo gli promettono non è una vera immortalità e la storia gli darà ragione. Chi oggi è ancora convinto che esistono gli dei dell'Olimpo e che sono immortali? Eppure per secoli i Greci sono stati profondamente convinti che fosse così e invece Omero aveva capito, prima ancora dei filosofi presocratici, che era tutta una invenzione umana. Certo non un' invenzione basata sulla follia ma su una profonda saggezza che proietta fuori dell'uomo quello che sta dentro l'uomo.
Infatti anche Omero continua a parlare degli déi e a servirsene per esprimere con grande poesia la sua profonda saggezza. Solo che mentre l'Iliade è piena di dèi che manovrano gli uomini a loro piacimento, nell'Odissea gli dèi agiscono in continuità a favore dell'uomo, anche quando l'uomo non lo vede e non lo sa. Il secondo Omero è completamente diverso dal primo, scrive Mercurio.
Ulisse pur riconoscendo che la bellezza di Calipso è superiore a quella di Penelope, si rifiuta di sposare Calipso e rifiutandosi di farlo sta affermando tra le righe che l'immortalità che promette Calipso non è una vera immortalità. Egli preferisce affrontare altre pene pur di poter rincontrare Penelope e creare con lei una nuova bellezza, quella creata dalla fusione di entrambi. E' nella creazione della concordia gloriosa, dice Omero, che può esistere una strada verso una vera immortalità.
Qui, secondo Antonio Mercurio: "Ulisse comprende l'illusione che divora la vita degli uomini che vanno dietro al potere e alla gloria sperando di ottenere una immortalità che per questa strada non otterranno mai".
Un altro dei patimenti che affronta Ulisse per tutta l'Odissea è riconoscere l'odio che nasce sin dalla vita intrauterina e lì si sedimenta e lì resta rimosso per poter sopravvivere ed alimentarsi.
Mercurio sostiene: "L'odio rimosso è come la dinamite. E' solo questione di tempo. Per un po', anche per vent'anni e più, sta fermo come una belva accovacciata, ma poi viene il giorno in cui un timer segreto scorrendo velocemente arriva al punto zero e fa saltare tutto in aria. "
L'autore intraprende un viaggio insieme a Ulisse alla ricerca dell'odio rimosso che alberga dentro ognuno di noi, un viaggio che passa attraverso i traumi passati e i sentimenti più difficili da accettare come l'invidia, la pretesa, l'orgoglio, la menzogna e la volontà omicida e suicida e lo compie non per dire che esistono ma per poterli vedere, affrontare e poi superare. Come?
Un'opportunità, per Antonio Mercurio, è il movimento della Cosmo-Art creato da lui e da un gruppo corale. - La grande intuizione - dice Mercurio - sta nel vedere l'uomo come un alchimista o meglio un artista che sa fondere i fatti della vita e il dolore che da essi promana, con la saggezza e l'arte che sa trasformare la vita stessa in un'opera d'arte - .
Mercurio sostiene che esistono tre tipi di bellezza: la bellezza prima, che è quella effimera, soggetta ai danni del tempo e della morte (per essa, la bellissima Elena, Greci e Troiani sono morti a migliaia); esiste la bellezza della vita che è quella che tutti conosciamo entrando nella vita e poi subito perdiamo a causa dei traumi ineluttabili che ci colpiscono. Ma esiste anche la bellezza seconda che è quella che soltanto gli esseri umani possono creare e che è immortale perché una volta creata non muore più.
Scrive pure che esistono forze cosmiche e forze umane, le prime sono: la saggezza, l'arte e il dolore. Le seconde sono: verità, libertà, amore e bellezza.
Se l'uomo decide di imparare a fondere le forze cosmiche con le forze umane può creare quantum di Bellezza che sommandosi insieme creano un campo di energia che è immortale.
L'arte di fondere il dolore che viene dai traumi della vita, il dolore che si prova nel rinunciare ai propri veleni, e il dolore di perdere un'identità che conosciamo per andare verso una identità nuova, aiutati dalla saggezza che viene dal Sé Personale (Atena) e dalla saggezza che viene dal Sé Cosmico (Zeus) è capace di trasformare la vita di un uomo in un'opera d'arte.
Antonio Mercurio intensifica ancora di più il suo pensiero quando approfondisce la struttura dell'Io. All'interno dell'Io c'è un Io Persona che è un principio spirituale e che esiste sin dal primo momento del concepimento; c'è un Io Psichico e un Io Corporeo e poi c'è un SE' Personale e un SE' Cosmico che ci accompagnano per tutta la vita.
C'è anche un Io embrionale e un Io fetale che rischiano di farci restare per sempre dentro l'utero, anche dopo che è avvenuta la nascita biologica, perché essi si oppongono tenacemente alla crescita e allo sviluppo dell'Io Persona adulto e cercano solo vendetta.
La logica dell'Io fetale è opposta alla logica dell'Io Persona. Se l'Io fetale è stato ferito, egli non vuole la riparazione della ferita ma vuole solo la vendetta e la distruzione di chi l'ha ferito anche se deve attuarla nel futuro e non all'istante. Accade spesso che la logica dell'Io fetale prevalga sulla logica dell'Io Persona adulto e l'Io nel suo insieme resta frantumato e scisso. Prevale l'odio e non l'amore. Prevale l'orgoglio e non l'umiltà e la vita diventa un interminabile dolore senza alcuna via d'uscita.
Non è così per Ulisse che decide di entrare nella sua reggia come un mendicante, egli che è un re, e si sottopone in silenzio a tutte le umiliazioni che gli infliggono i Proci.
Ora come mai tutti si ricordano dell'astuzia di Ulisse e quasi nessuno si ricorda dell'umiltà di Ulisse e dei suoi mille patimenti? È la domanda di Antonio Mercurio.
E ancora, come mai tutti si ricordano che Ulisse brama il ritorno, il nostos, e pochi si ricordano che Ulisse brama ritrovare la sua sposa, com'è scritto sin dal proemio dell'Odissea?
Come mai nessuno vede che Penelope ha un cuore di pietra e che si è messa in casa più di cento pretendenti pronti ad uccidere sia Telemaco sia Ulisse?
A queste domande Antonio Mercurio risponde che il cammino dell'umanità si svolge per tappe e le opere d'arte ad ogni tappa vengono comprese in maniera diversa.
La Cosmo-art affronta e trasforma il dolore e la colpa in una bellezza che è immortale e questo è quello che ha fatto Ulisse e noi possiamo imitarlo.
Omero ha trasferito sulla figura di Ulisse tutta la sua sapienza e l'arte di trasformare la vita in un'opera d'arte.
Ulisse è il grande artista che di tappa in tappa trasforma se stesso e, avendo prima trasformato se stesso, può poi trasformare Penelope e non ucciderla come invece raccontano certe versioni del mito di Ulisse che Omero ha scartato dal suo poema.
Questa meta di realizzare con Penelope un incontro d'amore, come non è mai avvenuto prima, dà il senso preciso del perché Ulisse debba affrontare nel suo viaggio tutti i mostri che si porta dentro e che non sono visibili e debba agire i suoi veleni esistenziali per poterli riconoscere come suoi e poi liberarsene.
Un'accurata lettura dell'Odissea rivela tutta la sapienza di Omero e rivela come questo poema sia la più grande storia d'amore che sia mai stata scritta dalla letteratura di tutti i tempi.
L'Odissea rappresenta così, nella lettura di A. Mercurio un libro sapienziale, alle origini della cultura occidentale. Ulisse è allora il prototipo dell'artista che ha trasformato le sue parti oscure in parti luminose e ha poi creato la sintesi degli opposti: tra sé e Penelope, tra maschile e femminile, vita e morte, follia e saggezza, orgoglio e umiltà, verità e menzogna, amore e odio. Così facendo ha infine creato la concordia gloriosa, la Bellezza che non muore mai, in un contesto corale che strappa l'uomo alla sua solitudine, al suo narcisismo e alla sua mortalità.

4. Io - Tu
Per gli artisti della Cosmo-art ogni giorno è un'occasione. Ogni occasione è la possibilità di realizzare dimensioni inedite della propria vita, a volte sono i propri mostri, a volte sono amici pronti a donare una nave veloce, come Alcinoo ad Ulisse.
Anche una relazione per un convegno scientifico, può così diventare occasione per realizzare quel quantum di Bellezza a cui ogni artista aspira.
Come possono fare un uomo e una donna, diversi per infiniti aspetti, a realizzare un progetto comune, la relazione nella fattispecie, e che soprattutto sia un progetto di Bellezza. Noi, Antonio e Maria Grazia, ci abbiamo provato impegnandoci sui seguenti punti:

Patto Cosmoartistico: Io e Tu - Tu ed Io
Decido che quando mi trovo di fronte al dubbio e mi chiedo se sto cercando l'altro per dovere o per piacere, mi fermo, aspetto e attraverso il vuoto e l'assenza. Trasformo così il mio desiderio di piacere narcisistico in decisione di vivere al fianco dell'altro con piacere e non per piacere.

Decido che quando mi trovo di fronte al dubbio e non so se sto cercando l'altro per piacere o per dovere, mi fermo e mi ascolto, ma poi accetto di agire e di correre il rischio.

Decido che l'interpretazione, nell'amicizia e nel rapporto di coppia è un giudizio travestito. Se tra me e l'altro si sviluppa un modo di comunicare dove io interpreto il pensiero, la vita e l'esistenza dell'altro, diventa questo un modo per sentirmi superiore.

Decido che se tra me e l'altro c'è un periodo di distanza emotiva e/o fisica, un conflitto o il vuoto, il Tu per me è comunque presente. Continuo ad alimentare il mio bene per lui/lei anche nell'assenza, facendolo vivere nel cuore, anche se una parte di me prova rabbia, rifiuto o abbandono. Come? Tenendo sempre presente il Progetto e la Persona nel suo insieme.

Decido che se provo rabbia, rifiuto o abbandono, non lo voglio negare a me stesso, ma dopo voglio anche affermare la mia libertà di Essere al di là di rabbia, rifiuto e abbandono.

Decido che anche se con l'altro mi vivo il rifiuto prima e, l'abbandono poi, non mi fermo ad accusarlo rimanendo io stessa complice e amante dei miei mostri interni, cerco invece di pormi sull'asse della vita in quanto, la vita stessa in sé, non è mai assente o divorante. Motivo per cui ho il potere, la forza e la conoscenza necessarie per gestire tutto ciò che riguarda la mia vita con coraggio immettendomi nel flusso della vita stessa che si prende cura di me.

Decido che ogni volta che incontro l'altro prendo contatto anche con il suo corpo attraverso una stretta di mano, un bacio o un abbraccio. Nel contatto passo l'affetto e l'amore che provo e che ricevo e m'impegno a svolgere questi piccoli grandi gesti con consapevolezza.

Decido che l'altro non è più un esso, dove esso sta per utilizzo, occasione di crescita personale, manipolazione o narcisismo. L'altro ai miei occhi è un Tu con il suo universo, con la sua interezza. L'altro è per me contatto d'amore profondo, è parte del divino che è in me. Io e Tu sono due esseri sovrani, l'uno non cerca di condizionare l'altro né di utilizzarlo. Vige sempre il rapporto di reciprocità: Io sono un Re Tu sei un Re.

Io sono un Re, tu sei una Regina. Io riconosco che tu sei un Universo, ma l'essenza (o la quintessenza) è la Regina che vedo in te. Io ho bisogno di Te, perché tu puoi vedere in me il Re (l'essenza dell'Universo che sono), che io riesco solo a immaginare.

Io sono una Regina, tu sei un Re. Anch'io ho bisogno di te per riconoscermi e poter rinunciare alla mia arroganza di donna ferita e alle mie pretese, per potermi donare a te, con amore. Ho bisogno di te per togliere le vesti da strega, arroccata nella prigione dell'orgoglio e stare al fianco di un Re che non si assoggetta e non fugge ma lotta con tutti i mezzi che ha per creare insieme Bellezza.

Decido che la coppia va protetta da attacchi esterni e che se uno dei due non protegge l'altro, posso parlarne per non lasciare dei "non detti" che creano aspetti cancerogeni nell'amore di coppia.

Decido che la libertà e l'amore, due valori importanti della Cosmo art, anche se spesso opposti, possono vivere insieme tra loro. Questo avviene non solo grazie a una grande maturità che la coppia ha acquisito e acquista nel tempo ma anche grazie alla capacità dell'uno nei confronti dell'altro di fidarsi e di affidarsi. Questo comporta un rischio considerevole poiché la relazione Io-Tu chiede un'apertura totale dell'Io, esponendosi anche al rischio del rifiuto e al rigetto totale ma non importa, va fatto. Quello sarà il quantum di Bellezza che si verrà a creare.

Decido insieme con il Tu che questo Patto non vale per sempre ma che insieme lo rinnoviamo ogni qual volta ne sentiamo la necessità. In questo modo l'amore per sé e per l'altro prende la forma di una decisione e non di un sentimento. In questo modo prende la forma di un progetto e non come innamoramento di sé o di un tu, ma come un progetto d'amore profondo e duraturo.

 


 
Associazione culturale G.A.L.A.S.S.I.A. - responsabile dott. Antonio Scarcella e dott.ssa Lucia Perfetto

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