HOME PAGE
CONTATTI
  Recapiti
CHI SIAMO
  I Responsabili
ATTIVITA'
  Psicoterapia
FINALITA'
  Finalità del laboratorio
IL METODO
  La SOPHIA-ANALISI
  La SOPHIA-ART
  La COSMO-ART
  Regole, principi e valori
  Istituti della S.U.R.
LIBRI
  Pubblicazioni
Dépliant
VIDEO
  di Antonio Mercurio
ARTICOLI
L'amore č un'arte che si apprende
La coppia
Recensione di Maria Grazia De Donatis sul libro di Antonio Mercurio "Ipotesi su Ulisse"
Come si diventa artisti nella vita ?
Cosmo-art: continuità e discontinuità nella creazione della Bellezza
La coppia nella società contemporanea
Antonio Mercurio e il mito della creazione di un popolo nuovo: gli Artisti della Bellezza
   
SITI AMICI
  Sur.it
  Astronomiacasarano.it
  Solaris.it
  Ipaae.it
  Artiterapielecce.it
  www.microcosmo.org
  Gli Ulissidi di Veio
  www.centerperson.org
COME SI DIVENTA ARTISTI DELLA VITA?

Ogni essere umano nasce con un Io che si pone come soggetto personale della sua storia e della storia dell’umanità.

L’Io, secondo l’Antropologia Personalistica Esistenziale, è un campo di energia che è formato da almeno quattro tipi di energie diverse: corporea, psichica, trascendentale, spirituale e creativa.
L’energia trascendentale è quella che viene dal SE’ Personale e dal SE’ Cosmico che abitano all’interno dell’uomo. L’energia spirituale è quella che viene dall’Io Persona e che rende l’Io capace di fare scelte e di prendere decisioni.
Decisioni che trasformano l’Io e decisioni che creano nuove identità dell’Io, e che possono essere sia positive sia negative. Decisioni di amore e decisioni di odio. Decisioni di libertà e decisioni di schiavitù. Decisioni di verità e decisioni di falsità e di menzogna. Decisioni di creatività e decisioni di pigrizia e di accidia. Decisioni vittimistiche e masochistiche ovvero decisioni artistiche e trasformative.
L’energia psichica è prevalentemente energia intellettuale sia razionale che irrazionale.
L’energia corporea è energia vitale e fusa con quella psichica crea energia pulsionale e passionale: libido e destrudo, eros e thanatos.

Col termine spirituale indico quella energia, intrinseca all’Io, che consente all’Io di passare da uno stadio all’altro dell’essere senza essere mosso da una causa esterna a sè; che consente all’Io di ribaltarsi in una capriola totale senza aiuto di alcuno; che consente all’Io di trascendersi e divenire altro da quello che era sino al momento prima, senza alcuna aggiunta di energia dall’esterno. L’energia spirituale è sempre accompagnata dalla libertà e può volgersi sia al bene e sia al male.
Al contrario chiamo materiale ciò che, per passare da uno stadio all’altro, per passare da una forma all’altra, ha sempre bisogno di un agente esterno, che agisce normalmente in base a leggi deterministiche.

Le energie di cui è dotato l’Io, sin dalla nascita, non sono quantitativamente e qualitativamente uniformi le une alle altre. Secondo le fasi di crescita dell’Io, un’energia può essere ora più forte ora più debole e quindi può avere a volte una presenza più massiccia delle altre e questo spesso crea dissociazioni e conflitti all’interno dell’Io. Oltre che per le fasi di crescita, bisogna tenere presente che esse possono variare per leggi di natura le quali ad alcuni danno di più e ad altri danno di meno.

La prima meta dell’Io che diviene artista della sua vita si raggiunge con il pieno emergere dell’Io dall’Es (Freud) in modo che sia l’Io e non l’Es a comandare nella sua vita.

La seconda meta si raggiunge con la piena uscita dell’Io dalla simbiosi con l’utero e dalla simbiosi con la madre e col mondo infantile, di modo che sia l’Io e non la madre o l’Io fetale a comandare nella vita di un individuo.

La terza emerge quando l’Io è capace di plasmare le sue energie in modo tale che ci sia armonia ed equilibrio fra tutte.

La quarta meta è data dalla capacità dell’Io Artista di creare sintesi di uguali e sintesi di opposti, all’interno della sua vita e nell’ambiente esterno, per raggiungere l’arte che sa creare la bellezza seconda.

In millenni di evoluzione l’Io Corporeo ha imparato a fare sia la sintesi degli uguali sia la sintesi degli opposti e questo potrebbe essere un buon punto di riferimento per il lavoro dell’Io Artista:
L’Io Corporeo, per es., ha creato la sintesi degli uguali armonizzando occhio destro e sinistro, orecchio destro e sinistro, braccio destro e sinistro, mano destra e sinistra, a seguito di continue esercitazioni e apprendimenti che sono passati da una generazione all’altra.
La sintesi degli opposti l’ha fatta quando ha creato la capacità di far incontrare lo spermatozoo con l’ovulo e di fondere i due opposti in una nuova entità.

Nei pochi anni che sono concessi ad una vita umana, l’Io deve apprendere a creare molte sintesi di uguali e di opposti se vuole diventare un artista della vita.
L’Io è fatto di tante facce e sfaccettature diverse. Man mano che ne viene a conoscenza, decide di accettarne alcune e di rifiutarne altre. Questo crea numerose scissioni e mutilazioni all’interno dell’Io.
L’Io si unifica se fa la sintesi armoniosa tra tutte le facce che possiede. Questa è una sintesi sia di uguali sia di opposti.
La sintesi e l’unificazione si compiono quando, soffermandosi su ogni singola faccia, o dopo averle passate in rassegna tutte quante, l’Io decide di accettarle tutte con amore, come parti integranti di se stesso. Ciò che è accettato con amore, può essere successivamente trasformato, secondo che lo richiedono le leggi della vita.
Trasformare una nube oscura in una stella questo avviene per sintesi di uguali: due atomi di uno stesso elemento chimico si fondono e si trasformano in un nuovo elemento.
Trasformare le nostre parti oscure in parti luminose anche questo avviene per sintesi di uguali.

La sintesi più importante è quella tra l’Io e il SE’ e quella tra il principio maschile e il principio femminile. Questa è una duplice sintesi di opposti. In altri scritti ho indicate varie altre sintesi di opposti che pure sono importanti e indispensabili.

Per fare la sintesi degli opposti bisogna mettere in cottura sia l’Io sia le parti che sono in opposizione tra di loro. Il dolore è una buona fornace sia per l’uno che per le altre, un po’ come il sole è un’ottima fornace per cuocere gli atomi e fonderli.
Ci vuole pure l’apprendimento, da parte dell’Io, del processo dialettico il quale si regge sul principio che ogni cosa va prima affermata e non negata e solo dopo va trascesa in una sintesi che crea una forma superiore di esistenza.
La vita e la morte sono due opposti. Per farne la sintesi bisogna esplorare sia l’una sia l’altra. Qui di nuovo ritorna l’importanza del dolore che consente all’essere umano di fare l’esperienza della morte mentre è ancora in vita.
Per dare concretezza a quello che può sembrare astratto diciamo che, quando arriva un qualunque dolore causato dagli eventi della vita, l’Io si trova di fronte a un dilemma: irrigidirsi di fronte al dolore e trincerarsi nella vecchia identità dell’Io che si chiama “modalità della vittima” oppure accogliere il dolore, esperire la morte dell’Io e disporsi ad entrare nella creazione di una nuova identità dell’Io che si chiama “modalità dell’artista”.

La vittima può solo trasformarsi in carnefice e in null’altro. L’artista può creare un’infinità di nuove identità dell’Io sempre più ricche delle identità precedenti, perché sono frutto di continue sintesi di opposti e ogni opposto porta con sé una nuova ricchezza.

Nella presentazione del film: “Vi presento Joe Black” (v. “I Laboratori Corali della Cosmo-Art”, ed. S.U.R.) ho scritto: Con il dolore, la morte entra nella mia vita, non per scacciare la vita ma per creare una nuova forma di vita, superiore a quella che avevo in precedenza.
Se ci credo, creo; se non ci credo il dolore è solo una sciagura e io resto come prima, anzi peggio di prima.
Il segreto dunque consiste nell’essere fermamente convinti che il dolore serve per creare e che, appena attraversata la morte, apparirà la creazione di una nuova identità dell’Io che fino allora era perfettamente sconosciuta.

In sintesi:

- Dove prima cera l’Es deve esserci l’Io.
- Dove prima c’era l’Io deve esserci il SE’ fuso con l’Io.
- Dove prima c’era la vittima e/o il carnefice deve esserci l’Io Artista della propria vita e della vita dell’universo.

E’ il percorso che fa il personaggio Rose nel film “Titanic”:
Prima di conoscere Jack (Leonardo Di Caprio), Rose è tutta Es.
Quando Rose conosce Jack, emerge l’Io, quello vero, che stava nascosto dentro quello falso. Vedi il ballo di Rose in terza classe.
Quando Rose si fonde con Jack, come vediamo nel volo a prua o nella scena d’amore in macchina nella stiva della nave, l’Io si fonde con il SE’.
Quando arriva l’iceberg e la nave affonda, affonda l’utero, affonda la vecchia identità dell’Io di Rose, l’identità fondata sulla simbiosi con l’utero e sulla simbiosi con la madre. Ora Rose non è più vittima di sua madre nè vittima del suo fidanzato Cal.
Quando muore l’artista Jack, il SE’ si ritira e nasce l’artista Rose che ha già in tasca, senza saperlo, il diamante “Il cuore dell’oceano”.
Rose è diventata Artista della vita, quella sua e quella dell’universo e spenderà la sua vita non soltanto per trasformare se stessa ma anche per trasformare gli altri.
Dopo il racconto di Rose, la troupe, che ha impegnato immense risorse per la ricerca del diamante, non è più la stessa di prima. A contatto con la bellezza seconda che Rose ha creato, si è trasformata.
Il diamante non serve più a nessuno e scivola nelle profondità dell’oceano. Avendo creato la bellezza seconda, la bellezza prima non serve più.
Ora Rose, bella com’è diventata, è pronta per volare da un universo all’altro.
***
Come si tesse la propria bellezza?
Operando la sintesi degli uguali e degli opposti, dentro di noi e fuori di noi. E’ un lavoro che dura una vita intera.
Si comincia con l’incontro dell’Io con il SE’; si termina con la fusione dell’Io con il SE’ e dell’Io con il Tu e dell’Io con il Noi. (vedi Ulisse, v. Kirikù, v. Rose)
***

Come si diventa artisti della vita dell’universo?
Trasformando la vita degli altri.
Perché gli altri, molto più che gli astri, sono l’universo.
Ogni altro porta in sé due opposti che sono: la dignità di se stesso, per cui non accetterà mai imposizioni dall’esterno, e la volontà di dominio, per cui vorrà sempre imporre agli altri la sua volontà.

La prima norma per ottenere la trasformazione degli altri è che bisogna, per prima cosa, liberarsi dalla pretesa di voler trasformare gli altri.
La seconda è che bisogna assolutamente rinunciare alla propria volontà di dominio sugli altri.
Gandhi non aveva la pretesa di voler trasformare gli Inglesi. Costruiva l’arte per poterli trasformare e per costruirla ha impiegato quaranta anni.
Gandhi ha sempre rispettato la dignità degli Inglesi: voleva che se ne andassero dall’India ma voleva che se ne andassero come amici e non come nemici.
La terza è che bisogna centrarsi sulla vita come dono e non sulla vita come furto, anche quando si vedono i propri diritti calpestati dagli altri.
Gandhi voleva solo che gli indù fossero un popolo libero e non voleva niente altro per sé.
La quarta è che bisogna sapersi porre autenticamente al servizio degli altri che si vogliono trasformare.
Così ha fatto Gandhi con gli Inglesi nelle due guerre mondiali.
Così ha fatto Ulisse con Circe e così ha fatto con Calipso, ottenendo da loro doni speciali.
Così ha fatto Kirikù con la strega Karaba e con gli uomini e le donne del suo villaggio.
Antonio Mercurio



 
Associazione culturale G.A.L.A.S.S.I.A. - responsabile dott. Antonio Scarcella e dott.ssa Lucia Perfetto

Sito realizzato da Pianeta Software - Salento